MEDIOEVO (X-XV SEC.)
Vicopisano, fino al 1560 circa, sorgeva su un colle alla confluenza di due importanti corsi d'acqua: l'
Arno, che consentiva il collegamento con Pisa ed il mare e l'
Auser (o
Serezza) che metteva in comunicazione con il
Lago di Bientina o di Sextum, e quindi con la Lucchesia. Appare quindi più chiara la sua importanza strategica, oggi difficilmente intuibile a causa dei numerosi interventi di bonifica succedutisi nei secoli.
È probabile che il colle di Vicopisano fosse già abitato in epoca etrusca, visti i recenti ritrovamenti in varie località del comune di ceramica databile a partire dal V sec. a.C e forse nel periodo romano dovevano esistere degli insediamenti nella pianura circostante l'Arno, probabilmente fattorie, di cui si conservano scarse tracce nei toponimi prediali (Bassiliano, Cesano).
Dell'epoca successiva al crollo dell'impero romano l'unica labile testimonianza di insediamenti può essere rintracciata nel toponimo longobardo Sala (ovverosia appezzamento di terreno) di cui si ritrova traccia nel nome medievale di Vicopisano: Auseris Sala corrottosi successivamente in Auserissola.
Dai primi documenti scritti (X sec.) sappiamo che nella zona vi erano proprietà dei Marchesi Obertenghi, che con tutta probabilità costruirono sul colle il Castello di Auserissola citato già a partire dal 975. Il Castello offriva riparo in caso di pericolo, ma consentiva anche un più facile sviluppo dei commerci e degli scambi, proprio per la protezione che poteva offrire in caso di attacco da parte dei nemici, per tale motivo attrasse al suo interno anche la popolazione del borgo di Vicus (l'antico insediamento non difeso posto ai piedi del colle, nei pressi della primitiva Pieve di S. Maria, di cui si ha traccia nel primo documento relativo a Vicopisano del 934), che iniziò a risiedere anche all'interno del Castello facilitandone in questo modo lo sviluppo. Quando gli Obertenghi si disfecero dei loro possessi in Toscana, Vicus Auserissola (toponimo che indica l'ormai avvenuta fusione dei due siti) venne progressivamente acquisito dai Vescovi di Pisa (XII sec.)
Grande importanza proveniva a Vicopisano dall'essere situato a ridosso dei due corsi d'acqua succitati, che permettevano al Castello di svolgere anche importanti funzioni economiche, vista la relativa semplicità con cui potevano essere varate barche e navigli, per cui i Vicaresi potevano commerciare a medio raggio sia con Pisa che con la Lucchesia. Attorno al XII sec. vi furono sicuramente molte famiglie (Moriconi, Moricotti, Da Vico) che, pur essendo originarie del Castello di Vico, possedevano però proprietà anche in Pisa e facevano parte anche della sua classe dirigente. In questo periodo Vicopisano partecipò attivamente alle fortune marinare della classe mercantile pisana, venendo presto ad accogliere tra le proprie mura un ceto di persone abbastanza ricche che iniziò a costruire case e torri facendo assumere a Vico l'aspetto di una vera e propria piccola città.
Testimonianza della dinamicità sociale di Vico medievale è data anche dal grande numero di chiese allora presenti nel paese, delle quali oggi si conserva solamente la Chiesa di Santa Maria (XII sec.); nel medioevo erano presenti le Chiese di: San Leonardo, di San Francesco (con convento annesso), San Simone, San Michele, Santo Stefano, la Compagnia di San Bartolomeo, il monastero femminile di Santa Maria Maddalena e due ospedali.
La sostanziale unitarietà di intenti tra ceto mercantile e potere politico religioso portò grandi vantaggi a Pisa ed anche ai suoi più fedeli alleati, tra i quali Vico. Quando questa unitarietà si interruppe (a partire dal XIII sec.) all'autorità vescovile, che aveva ampi possedimenti nella zona, ed in particolare sulla sommità del colle, si sostituì la potente Repubblica Pisana che rese Vicopisano pedina fondamentale nell'organizzazione militare del suo contado; nel 1230 è infatti citato come sede di Capitania, ovversia una delle circoscrizioni militari in cui era suddiviso il Contado pisano.
La fine del XIII sec. segnò però l'inizio del declino di Pisa, contrastata per mare da Genova e per terra da Firenze e Lucca. Gli eventi bellici che in quegli anni imperversarono in tutta la zona portarono sicuramente ad un blocco delle attività commerciali, con conseguenti danni economici che si tradussero in una minore attività edilizia (non a caso la maggior parte delle torri e palazzi ancora presenti a Vicopisano sono databili al XII-XII sec., mentra al XIV sec. si attribuiscono la maggior parte delle sopraelevazioni e dei rifacimenti). Per sopportare la pressione dei nemici Vicopisano, già avvantaggiato dalla facilità con cui poteva essere difeso (era infatti circondato da fiumi che ne alimentavano i fossati e rendevano assai difficoltoso l'assedio ai nemici) fu ulteriormente fortificato e dotato di una Rocca (1330).
Il Castello riuscì a respingere gli assalti nemici sino al 1406, anno in cui Vico, e successivamente Pisa, caddero per la prima volta in mano di Firenze.
La nuova padrona sfruttò a proprio vantaggio la buona posizione del borgo, adottando per esso una politica diversa da altri centri della zona di cui furono smantellate le difese militari; Vico invece fu rifortificata seguendo il progetto di Filippo Brunelleschi, che lasciò un'impronta indelebile nelle fortificazioni vicaresi costruendo la Rocca Nuova (1434-1438). Vicopisano, salvo breve periodi (1494-1498 e 1502) rimase possesso di Firenze, che ne perpetuò il ruolo amministrativo che già aveva sotto Pisa, rendendola sede del Vicariato del Valdiserchio e del Valdarno Inferiore.
MODERNA
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Gli inizi dell'età Moderna vedono Vicopisano oramai saldamente in mano a Firenze. Col 1509 si esaurisce la ribellione pisana, che aveva tenuto impegnata la Repubblica Fiorentina sin dal 1494, e da questo periodo in poi l'antica Repubblica Marinara entrerà a far parte a pieno titolo della Toscana Medicea. Dopo un breve periodo di rivolgimenti politici (coincidenti con la discesa in Italia dei Lanzichenecchi al soldo dell'imperatore Carlo V) col 1530 a Firenze si afferma la dinastia medicea, che con Cosimo I pone grande attenzione alla ricostruzione di Pisa e del suo contado, devastati da un secolo e mezzo di guerre. In quest'ottica vanno letti gli interventi che a partire dal 1560 si susseguono nella nostra zona tutti volti a migliorare la situazione idrogeografica tra Bientina e Vicopisano. Nel 1560 si pone mano alla deviazione dell'Arno dalle mura di Vicopisano e Bientina (con il nuovo corso rettilineo da Montecchio a San Giovanni alla Vena) e contemporaneamente si scava la Serezza Nuova, che contribuiva a far defluire le acque dal Lago di Bientina all'Arno. Nel 1655 fu nuovamente escavato il vecchio tracciato della Serezzina, che assunse anch'essa il nome di Serezza Nuova, ed infine nel 1755 si pose mano ai lavori del Canale Imperiale, che sostituì il vecchio tracciato della Serezza escavato nel 1560. Alla confluenza del Canale con l'Arno furono costruite le imponente Cateratte Ximeniane, opera dell'ingegnere Leonardo Ximenes, che ancora adesso possono essere ammirate in località Riparotti
Il Vicariato di Vicopisano, detto originariamente «Vicariato delle valli dell'Arno e del Serchio» aveva il suo centro in Vicopisano che perciò era la sede della corte e del Vicario. La sua giurisdizione si estendeva su tutto il territorio compreso tra la riva destra dell'Arno e il confine dello stato di Lucca, più una larga striscia del territorio sulla riva sinistra dell'Arno a partire da Pontedera e suoi dintorni fino alle porte di Pisa. I comuni o comunità che facevano parte del Vicariato di Vicopisano erano raggruppati in 3 podesterie che prendevano nome dal centro più importante. Esse erano: Vicopisano, Cascina-Pontedera e Ripafratta. Tuttavia i Comuni di Buti e di Bientina, che appartenevano giuridicamente alla podesteria di Vicopisano, godevano di particolari privilegi e autonomie, che gli derivavano dai diversi modi in cui erano entrati a far parte del Dominio Fiorentino. Tra le podesterie dipendenti da Vicopisano, « anomala » fu quella di Cascina, in quanto comprendeva anche Pontedera con cui condivise il podestà, almeno fino al 1772, quando fu promossa a Vicariato.
Dal punto di vista sociale dobbiamo dire che la situazione politica, oramai più tranquilla e non più costellata da guerre, contribuì a far sviluppare varie attività artigianali, che sicuramente avevano contraddistinto la zona anche nei secoli precedenti e che ne caratterizzeranno anche le produzioni successive. L'agricoltura era l'attività che maggiormente interessava la popolazione, inoltre soprattutto nel XVI sec., in tutta la zona si rileva una notevole produzione di seta, che doveva servire per le produzioni manifatturiere fiorentine, mentre i paesi che sorgevano lungo l'Arno si dedicavano ai trasporti fluviali mediante i Navicelli. Oltre a queste attività generalizzate si assiste ad alcune specializzazioni produttive: mentre San Giovanni alla Vena è già caratterizzata da una attività ceramica, ad Uliveto si registrano attività di estrazione di calcare per farne calcina. Buti (che sino ad oltre la metà dell'Ottocento farà parte del Comune di Vicopisano) era caratterizzato dalla produzione di Olio, ma era già noto per l'attività di lavorazione delle ceste di castagno. Vicopisano, perso il suo ruolo di avamposto militare ed economico di Pisa, ripiega sull'attività agricola e mantiene una certa importanza come centro politico locale, grazie alla presenza del Vicario, del Cancellierie, del Tribunale e delle Carceri Vicariali.
Più in generale nel periodo fra XVI e XVII secolo si assiste ad una sorta di riconversione economica in tutta la Toscana: vengono infatte abbandonate le tradizionali attività mercantili, che avevano reso Firenze ricca e potente, a vantaggio delle attività agricole legate allo sfruttamento estensivo degli appezzamenti di terra. Proprio il territorio pisano ed anche la nostra zona viene interessata da forti acquisti di terreno da parte della classe dirigente fiorentina, a cui si affianca a partire dalla metà del '500 la nobiltà pisana. Tra i numerosi possidenti sono da enumerare i Medici, che sino alla metà del '700 avranno la gestione diretta della Fattoria di Vicopisano.
Il prevalere degli interessi agricoli su quelli commerciali e marcantili rese la nostra zona assai importante, proprio per la notevole estensione delle pianure, associata alla forte presenza di vie d'acqua che rendevano assai semplice il trasporto fluviale delle merci. Ad esempio nel 1631, durante l'epidemia di peste che stava imperversando in Italia, Firenze fu dichiarata in quarantena e tutte le attività commerciali furono bloccate, ma il rifornimento alla città del grano (proveniente da Livorno) , fu assicurato proprio dai navicellai del nostro vicariato, proprio per la loro vicinanza al porto labronico e per la loro dimestichezza con i trasporti fluviali.
E' comunque da rilevare che la zona, oramai periferica, per tutto il periodo moderno non registra avvenimenti di una qualche rilevanza, eccettuati quelli che possono essere registrati per molte altre comunità toscane (carestie durante il XVII sec., peste del 1630-1633, ecc.).
Con il passaggio del Granducato di Toscana in mano ai Lorena (1747) comincia una stagione di cambiamenti, specialmente sotto la spinta riformatrice ed "illuminata" di Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena (1760-1789), che coinvolgerà anche le piccole comunità periferiche come Vicopisano.
A livello amministrativo con il 1776 si assiste ad una cambiamento radicale, per cui tutte le piccole Comunità del pisano che sino ad allora avevano avuto i loro consigli e si erano autogovernate, vengono riunite sotto la Comunità di Vicopisano e governate da un unico Consiglio, mentre parallelamente si limitano i poteri del Vicario, nel tentativo di razionalizzare le forme di governo locale con la creazione di un ceto dirigenziale più al passo coi tempi. Sempre grazie alla mentalità illuministica e fortemente in anticipo sui tempi del Granduca Pietro Leopoldo, nel 1786 viene abolita in toscana la pena di morte (30 Novembre), e proprio in seguito a tale editto il 22 Febbraio 1787 anche a Vicopisano vengono demolite le forche e gli strumenti di tortura, che sino ad allora avevano fatto mostra di se all'ingresso del paese, all'inizio della salita in Loc. Via Crucis.
A livello economico viene avviata la stagione delle allivellazioni, mediante le quali i grandi patrimoni terrieri ed immobiliari accumulati dalla nobiltà e dagli enti ecclesiastici, specialmente questi ultimi intoccabili e protetti da fedecommessi e manomorte, vengono vendute nel tentativo, raggiunto parzialmente, di creare un ceto di piccoli proprietari terrieri ed un benessere più diffuso e meno concentrato nelle mani dei grandi proprietari. In seguito a tale processo anche il patrimonio della Fattoria Granducale di Vicopisano viene smembrato ed affidato mediante livello (contratto di affitto prolungato nel tempo) a più proprietari.
Assai importante per Vicopisano è la soppressione del Convento dei Francescani (1782), per cui la chiesa (che venne distrutta e sostituita da una villa nel 1838), il convento e la Rocca entrano in possesso di privati, nonostante il tentativo della Comunità di acquistarli.
Con il 1799 anche la Toscana viene conquistata militarmente dall'esercito napoleonico, comincià così anche per il nostro territorio un periodo contrastato, fatto di ombre e di luci, in cui si alternano notevoli cambiamenti in positivo (come la creazione di una vera categoria di professionisti dell'amministrazione, le vaccinazioni obbligatorie contro il vaiolo, lo sfruttamento razionale delle colture) ed altri assai meno positivi come la forte tassazione a cui furono sottoposte le popolazioni per sostenere le guerre, o la forte dipendenza economica della Toscana dalla Francia. Le popolazioni sopportarono l'avvento del nuovo padrone con la consueta rassegnazione, mentre la parte più avanzata della società vicarese fu ben felice dell'arrivo delle truppe Napoleoniche (fu eretto l'albero della libertà nella Piazza di Vicopisano) spinto dalle speranza di cambiamento legato alle idee della Rivoluzione Francese. L'unico episodio di un certo rilievo è legato ad un furto di una notevole quantità di grano a Caprona, a cui seguì una rappresaglia delle Truppe francesi, con l'arresto di numerosi abitanti tra i quali anche il pievano del luogo. Ben presto agli entusiasmi iniziali subentrò un malcontento (legato soprattutto all'eccessiva tassazione a cui accennavamo) ma non si registrarono mai più episodi di manifesta ostilità al governo francese.
CONTEMPORANEA
Dopo la fine del breve periodo napoleonico (1799-1815) sul trono di Toscana ritornarono i Granduchi di Lorena che, seppure in forma ridotta, continuarono la stagione di riforme iniziata dal loro avo Pietro Leopoldo. La differenza sostanziale rispetto alle riforme tardosettecentesche fu che per tutta la prima metà dell'800 fu la Società in rapido cambiamento a richiederle con urgenza, e non fu più l'azione di una classe dirigente in netto anticipo sui tempi a proporle, per cui spesso i Granduchi si trovarono in difficoltà a soddisfare le popolazioni sempre più coscienti della necessità di cambiamento. Non è poi da dimenticare che l'azione del Governo toscano fu avversata dalla crescente idea di un Italia unita, che si concretizzò con i moti del 1848. che portarono addirittura all'allontanamento del Granduca Leopoldo II da Firenze.
E' comunque in questo periodo che si consuma la modifica totale del sistema amministrativo Toscano, con la definitiva scomparsa del Vicariato di Vicopisano(1848) sostituito dalla Pretura Circondariale (rimarrà attiva sino al 1923) che aveva competenze per reati minori rispetto a quelli del Tribunale Vicariale. Anche nella Società si riscontrano segnali di cambiamento, denotati da una maggiore diversificazione delle attività per cui accanto alla tradizionale agricoltura, che rimane comunque il settore trainante, cominciano a fare la prima timida comparsa alcune attività legate alla manifatture specializzate, come quella della ceramica nei centri di San Giovanni e Lugnano mentre a Uliveto e a Caprona è l'attività estrattiva legata alla presenza del calcare a costituire la fonte principale di reddito degli abitanti. Vicopisano invece non presenta alcun segno di cambiamento, rimanendo legato alle tradizionali attività agricole. Più in generale nella prima metà del secolo si assiste al tramonto dei trasporti fluviali, insidiati dalla migliore viabilità che viene realizzata in quegli anni e soprattutto dalla Ferrovia Leopolda, che attraversò il nostro territorio a partire dal 1847.
Proprio in questo periodo ha definitivamente termine l'opera di bonifica del territorio con il prosciugamento del Padule di Bientina ottenuto mediante la realizzazione della Botte (progettata da Alessandro Manetti e terminata nel 1859), ovverosia il sottopassaggio mediante galleria tra Canale Emissario e Arno.
Come già accennato nel 1923, con la definitiva abolizione della Pretura Circondariale, viene a cessare l'ultimo ruolo di una certa rilevanza rivestito dal paese di Vicopisano. La Seconda Guerra Mondiale ha fortunatamente risparmiato il centro storico di Vicopisano, le cui torri, diversamente da altre della zona (ad esempio il campanile medioevale della Chiesa di S. Jacopo in Lupeta di cui furono distrutti con le mine due piani), non sono state toccate dai tedeschi in ritirata. Anche i bombardamenti dell'estate del '44 non hanno fortunatamente colpito nessun edificio storico, mentre nella località di Riparotti le bombe americane uccisero diverse persone. Purtroppo si segnalano anche in zona alcune uccisoni di civili per rappresaglia, avvenute nelle ultime concitate fasi della Guerra.
VICOPISANO OGGI
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E così, dopo un cammino lungo più di mille anni, siamo arrivati a parlare della Vicopisano attuale. Indubbiamente (e fortunatamente) sono stati mille anni di storia che hanno lasciato i loro importanti segni su tutto il territorio comunale. A partire dal capoluogo, in cui si concentra la maggior parte dei beni culturali, con le straordinarie testimonianze dell'edilizia civile medievale, di cui qui diamo il solo elenco (ma che già da solo dà l'ordine di grandezza delle potenzialità di Vico): la Rocca del Brunelleschi, il Palazzo Pretorio, le Torri (dell'orologio, delle 4 Porte, dei Seretti, dei Malanima, le due Torri Gemelle, di Pietraia), le Case Torri, le Mura e la Chiesa di S. Maria unico edificio religioso rimasto tra quelli che numerosi vi sorgevano nel Medioevo.
Ma, al di là delle singolarità, ciò che colpisce è la straordinaria unitarietà offerta dal tessuto urbano, dove (a parte qualche errore più recente) queste opere d'arte, già singolarmente meritevoli di attenzione, sono inserite con armonia ed intervallate da vicoli, stradine, chiassi ed edifici che sono sì segni minori del passato, ma che contribuiscono con pari forza a connotare questo straordinario centro storico.
Oltre alla presenza di questo notevole tessuto urbano, a cui va aggiunto lo splendido Borgo (un tempo fattoria) di Noce, non dobbiamo dimenticare che il Comune di Vicopisano si sviluppa lungo le prime propaggini del Monte Pisano, di cui viene a costituire una vera e propria porta di accesso: dal suo territorio si accede ad una serie di ambienti naturali eccezionalmente diversi tra loro: dai boschi che si sviluppano ai confini con Buti sino alle pietraie calcaree di Uliveto Terme e Caprona, con le loro cave abbandonate che hanno messo a nudo il cuore del monte e che adesso offrono uno spettacolo grandioso (provate a soffermarvici durante il tramonto...). Sempre ad Uliveto Terme si trovano tutta una serie di grotte scavate dall'acqua nelle rocce calcaree, di incomparabile bellezza e costellate dalla macchia mediterranea.
E' comunque dal dopoguerra che le tradizionali attività artigianali, da secoli presenti nel nostro territorio, hanno assunto una preminenza sull'agricoltura, in linea con quanto avvenuto un pò in tutta Italia. Si sono quindi create delle zone industriali e produttive distribuite su tutto il territorio comunale.
A San Giovanni alla Vena, centro produttivo famoso per i mobilifici artigiani e per le ceramiche artistiche, si trova il Monte Castellare, antico fortilizio etrusco poi castello nel medievo, attualmente caratterizzato dal caratteristico Chiesino meta di tradizionali scampagnate e della Festa del Castellare, tanto cara ai sangiovannesi.
A Uliveto Terme con la fine degli anni '70 è terminata la massiccia attività estrattiva che per secoli ne aveva caratterizzato l'attività, ma dagli anni '80 si sta sempre più sviluppando l'attività termale, per ora limitata quasi esclusivamente all'imbottigliamento della famosa acqua, ma che in un futuro non lontano è auspicabile si espanda anche verso l'attività termale vera e propria, vista la presenza di un bellissimo Parco Termale, dotato di strutture sportive e di relax di prim'ordine.
I MONUMENTI
VICOPISANO, BORGO D'ARTE
Vicopisano è uno splendido borgo medievale ed indubbiamente il miglior modo per visitarlo è passeggiare per le sue stradine osservando da vicino i suoi bellissimi monumenti.
Ma per chi volesse preparare preventivamente la sua visita o semplicemente saperne di più sulle vere e proprie opere d'arte che possono essere visitate in questo splendido paese (ancora sconosciuto ai più...), abbiamo preparato tutta una serie di schede sui singoli monumenti. Chissà che la visita virtuale su queste pagine internet non riesca a farvi venire una ben più concreta voglia di visitare questo piccolo tesoro dal vero... noi ce lo auguriamo.
TORRI
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Il 16 luglio 1406 un esercito fiorentino dopo nove mesi di assedio riusciva ad avere ragione di Vicopisano. Era necessario costruire una fortezza a guardia di questa preziosa conquista, una fortezza che fosse imprendibile. Fu così che il governo fiorentino commissionò a Filippo di Ser Brunellesco un progetto che fece scalpore già alla presentazione del modello in legno e creta alla commissione governativa della quale faceva parte il giovane condottiero Francesco Sforza, divenuto più tardi Duca di Milano.
Nel 1435 si passava immediatamente ala costruzione: una buona parte delle chiese e dei palazzi che si trovavano nell'area della sommità del colle di Vico furono abbattuti. La fortificazione del Brunelleschi inglobò una antica torre risalente al XII secolo che era stata possesso degli arcivescovi pisani: la Torre di S.Maria divenne il mastio della fortezza brunelleschiana che si presenta di tipologia ancora medievale: mura alte con merlatura poggiata su archetti con piombatoie per gettare pece greca infiammata e olio bollente sugli assalitori.
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Ma quel che sorprende, un vera novità, è un insieme di ponti levatoi destinati, quando ritirati, ad isolare parti della fortezza dal resto, quasi un sistema a buccia di cipolla che doveva funzionare nel caso il nemico fosse riuscito a penetrarvi. Prima di accedere al cortile della Rocca, ad esempio, bisogna aver conquistato l'antiporta munita di Ponte levatoio e di fossato. In caso di imminente perdita del cortile i difensori potevano abbattere la scala poggiata su quattro esili archi che collega il cortile col cammino di ronda delle cortine. Se il nemico fosse riuscito a giungere fin sulle cortine, la difesa si sarebbe attestata nella torre: era possibile isolare la torre dal resto della fortificazione ritirando il ponte levatoio che collega il cammino di ronda con l'unico ingresso della stessa. La torre era munita di propria cisterna e deposito di vettovaglie in modo da resistere a lungo.
Ma la soluzione più geniale è il poderoso muraglione merlato che scende dalla Rocca fino ai piedi del colle dove termina in una torre alta circa 21 metri che sorgeva nelle vicinanze dell'Arno, la Torre del Soccorso: se il nemico fosse riuscito a penetrare dentro Vicopisano, sarebbe stato impossibile cingere d'assedio la Rocca per interrompere i rifornimenti di viveri e prendere la Rocca per fame.
Chi avesse tentato di assaltare il muraglione sarebbe stato falciato dal fuoco proveniente dalle colubrine della rocca e dalle artiglierie della cannoniera della Torre; dalle merlature del muraglione si sarebbe prodotto il fuoco leggero e il tiro delle balestre. Dalla Torre del Soccorso, posta come sappiamo sull'Arno, si potevano ricevere soccorsi da Firenze: le barche potevano approdare in una caletta, difesa da fortificazioni oggi scomparse, scaricare uomini e polveri che venivano fatte entrare da uno stretto portello e tramite scale a pioli, risalivano fino al secondo piano della torre, da dove si accede al muraglione e risalire in direzione della Rocca.
Se il nemico fosse mai riuscito a conquistare la Torre del Soccorso avrebbe trovato molta difficoltà a percorrere il corridoio merlato esposto al tiro d'infilata proveniente dalla Rocca, ma soprattutto avrebbe trovato interrotto il collegamento fra il muraglione e il cammino di ronda delle cortine della Rocca: qui esisteva infatti una porta con un ponte levatoio, il salto, come possiamo vederlo ancora oggi è di circa tre metri su una altezza di quindici metri.
Oggi dalla torre dalla quale un tempo partivano i messaggi di segnalazione per Firenze si gode un panorama di campi e di colline, in una atmosfera di pace e di serenità.
La Torre del Soccorso
fa parte integrante delle fortificazioni progettate dal Brunelleschi, e quindi va sempre osservata nella sua funzione di parte di un complesso e non come torre a se stante. La sua funzione principale, di cui abbiamo già parlato quando abbiamo trattato della Rocca, è chiaramente riassunta dal suo nome: era la torre che garantiva il controllo del muraglione di accesso alla Rocca, muraglione concepito come via di accesso privilegiata alla fortezza in caso di ribellione del castello di Vico. Dalla parte bassa della torre, munita di portello di accesso rivolto verso l'esterno ed in comunicazione con una caletta raggiungibile dall'Arno, si poteva risalire sino circa alla metà della torre e raggiungere il muraglione.
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Da qui si risaliva sino alla Rocca. Ecco che quindi che la Torre del Soccorso permetteva di rifornire in tutta sicurezza i soldati asserragliati nella Rocca, che anche in caso di ribellione potevano essere sempre soccorsi di viveri e di uomini. Sulla Torre si innestavano i due tratti delle mura castellane del castello, che nel lato Nord sono ancora conservate per un lungo tratto, mentre del lato Sud sono visibili solamente le tracce di ammorsatura delle stesse. Il luogo è indubbiamente uno dei punti più caratteristici di Vico, ed in passato costituiva uno dei punti di accesso al castello, in quanto in questa zona si apriva una Porta, distrutta poi alla fine del '700.
La Torre delle Quattro Porte, come popolarmente viene chiamata la torre che sarebbe più corretto chiamare di Reale (da ricollegarsi probabilmente alla voce tardolatina "rivalis" derivante dal latino rivus cioè fiume), è uno dei più spettacolari esempi di edificio medievale turriforme presenti a Vicopisano. Complessivamente la torre è alta 15 m. ed ha dimensioni alla base di 6.4x6.4 m. La sua caratteristica principale gli è conferita dall'essere al tempo stesso torre di guardia e porta di ingresso del castello (l'unica ancora conservata), per cui su ciascuno dei quattro lati della torre si apre una porta con arco a sesto acuto, che anticamente consentivano l'ingresso all'interno e la circolazione lungo le mura del castello.
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Particolare ancora conservato sono i due cardini in pietra di grosse dimensioni posti sul lato Nord, sui quali nel medioevo si articolavano le massicce porte del castello. Proprio per il fatto di essere una porta, e quindi uno dei principali bersagli degli attacchi nel periodo medievale, la torre presenta ben 4 fasi principali di costruzione, evidenziate anche dal differente uso di materiale: il verrucano ed il laterizio. Queste fasi variano dalla costruzione, databile alla fine del XII sec., sino all'ultimo intervento del XV sec., dopo la conquista fiorentina. La torre ha subito un restauro della merlatura nel 1939.
Un particolare poco noto: la torre ha rischiato di essere distrutta verso la fine del '700, mentre venivano abbattute le mura sul lato ovest. Infatti stava per essere venduta dal Comune ad un privato, che aveva il manifesto scopo di distruggerla. Fortunatamente si decise di concederla in affitto, con l'espresso vincolo di conservarne intatte le quattro aperture.
La Torre dei Seretti è un bell'esempio di torre civile, costruita interamente in bozze squadrate di verrucano e databile al XII sec. Sono ancora presenti tre finestroni ad arco a sesto acuto, che consentivano l'accesso ai ballatoi lignei posti all'esterno della torre, di cui adesso si conservano solamente i grossi fori di alloggiamento. Sul lato Nord della torre
è ancora presente un interessante agglomerato di abitazioni medievali costruite in verrucano. La torre è situata lungo la strada che anche nel medioevo conduceva alla parte alta del colle, una delle strade più importanti del castello, che prendeva inizio dalla poco lontana Porta di Mercato.
Ai piedi della torre si apre una piazzetta molto suggestiva, circondata da edifici con numerose tracce di tecniche medievali (timpani, archi in laterizio, bozze in verrucano).
La Torre di Pietraia è una delle torri più piccole presenti a Vicopisano (14 m) e prende il nome dalla zona di Vico in cui si trova. La torre presenta caratteristiche più antiche rispetto alle altre torri. E' infatti caratterizzata da una massiccia muratura in verrucano, pianta quadrata, e da un solo portalino di accesso verso il ballatoio esterno con ancora presenti le quattro mensole monolitiche. Il suo aspetto tozzo è accentuato dal fatto che la torre è stata
sicuramente mozzata di un paio di piani. La datazione di questa torre si può far risalire al XII sec.
La posizione molto prossima alla sommità del colle e l'allinemaento con la torre adesso inglobata nel Palazzo Pretorio ci può far supporre che essa poteva far parte della fortificazione del primitivo castello di Vicopisano. Il fatto che la torre sia mozzata e assai prossima all'area della Rocca, potrebbe farla identificare con la Torre di Ser Fino Boncetani posta in Pietraia, di cui fu appunto ordinata la mozzatura nel 1439, quando si stava costruendo la rocca del Brunelleschi.
La Torre Malanima è costruita con tecnica mista verrucano-mattoni, segno evidente di due diverse fasi costruttive, o meglio di una soprelevazione duecentesca di una torre più antica. L'edificio è caratterizzato da una facciata arricchita di piattabande, con un arco ribassatoin mattoni decorati che raccorda i due pilastri laterali in
verrucano. Al di sopra di tale arco si innalza una muratura continua di mattoni interrotta da due finestroni anch'essi culminanti in un arco di laterizio.
La torre è alta 16 m. ed è databile al XII sec. nella parte in verrucano ed al secolo successivo per la sopraelevazione in mattoni. Dimensioni alla base 6x4 m. Prende il suo nome da una famiglia pisana che aveva possedimenti a Vicopisano.
Le Torri Gemelle. Queste due torri, come anche il loro nome fa intuire, hanno le medesime caratteristiche costruttive ed hanno subito le stesse vicende costruttive, per cui verranno trattate contemporaneamente. Il loro aspetto attuale è in parte nascosto dalla mole del Palazzo Comunale (soprattutto la torre più ad Ovest), ma sono due torri assai interessanti. Innanzitutto anch'esse come la Torre Malanima sono costruite con due diverse tecniche: bozze di verrucano e mattoni in cotto. Questo indica chiaramente che entrambe hanno subito diverse modifiche e soprelevazioni, dovute molto probabilmente al fatto che queste torri erano poste lungo la cinta muraria e che quindi hanno subito danni conseguenti ai numerosi assedi patiti dal castello di Vico.
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Inoltre le due torri, databili al XII sec. ai primi del Trecento furono utilizzate come parte integrante della Rocca medievale di Vicopisano (da non confondersi con la più tarda Rocca del Brunelleschi). Una volta che Vicopisano cadde in mano dei fiorentini (1406) la Rocca fu smantellata e sostituita da quella progettata da Filippo Brunelleschi. Fortunatamente le due torri non furono distrutte, ed anche quando nel Cinquecento la zona della Rocca Vecchia giunse in mano ai privati le torri furono risparmiate. Nel Seicento la zona dovette subire un nuovo cambio d'uso in quanto l'edificio privato che era stato costruito divenne sede della Cancelleria Vicariale. Andiamo adesso ad analizzare singolarmente le caratteristiche costruttive delle due torri:
TORRE GEMELLA "Est"
Citata nei documenti sin dal 1330 risulta attualmente costituita da due fasi costruttive: la prima (XI-XII sec.) in blocchi di verrucano di notevoli dimensioni, si eleva per circa 8 m. ed è associata ai resti della Porta di Mercato, che si apriva nelle mura sino al XVIII sec. Nella parte in verrucano può ancora essere visibile il "portalino" in quota, un tempo unico accesso alla torre, che ne denota chiaramente l'originaria funzione di torre militare. La seconda fase (XIV sec.), in mattoni "alla senese" raggiunge l'altezza complessiva di c.ca 20 m. ed è coronata da merli sui tre lati esterni al castello. Probabilmente questa fase è riferibile ai lavori che furono effettuati attorno al 1330, quando si stava costruendo la Rocca. Dimensioni alla base 5x5.5 m.
TORRE GEMELLA "Ovest"
Ha le medesime caratteristiche costruttive e cronologiche della torre "Est", con l'unica differenza che la fase più antica in verrucano raggiunge la considerevole altezza di 19 m, segno che essa ha subito minori rifacimenti e danni della sua consorella. I rimanenti 5 m. sono riferibili alla succitata tecnica "alla senese". Anche questa torre è merlata sui lati che davano all'esterno del castello. Dimensione alla base 5x5 m.
La Torre dell'Orologio è sicuramente una delle torri più belle e particolari visibili a Vicopisano. Vari elementi concorrono a renderla così interessante: la sua antichità, la sua notevole altezza, la presenza della serie completa di mensole che un tempo sorreggevano lo "sporto" ligneo, il fatto che nei secoli sia stata riutilizzata come torre campanaria.
Attualmente la torre è adibita a campanile mediante l'aggiunta di un tetto a quattro spioventi, ma la struttura originaria è del XII-XIII sec. e con tutta probabilità fu costruita con intenti militari, come torre di controllo della strada che portava all'antico castello di Vico, posto nella zona del Palazzo Pretorio.
Costruita interamente in verrucano, salvo alcuni metri della parte sommitale frutto di interventi susseguitisi a partire dal XVI sec, è caratterizzata da un gran numero di mensole che nel medioevo sorreggevano le strutture lignee (sporti) addossate all'esterno della stessa. Sono ancora ben visibili i portalini con arco ogivale che davano accesso agli sporti stessi. La torre è conservata per un altezza di 20 m. ed ha un aspetto slanciato conferitole dalla pianta irregolare (3.8x5.6 m.). Da alcuni particolari costruttivi ed iconografici la torre è associabile per periodo di costruzione al Palazzo Pretorio.
Quando la torre perse la sua originaria funzione offensiva/difensiva fortunatamente non fu distrutta, ma fu riutilizzata come torre campanaria proprio per la sua notevole altezza. L'orologio conservato sul lato Ovest ha ancora i meccanismi del XVIII sec. ma è documentato sin dal XVI secolo.
LE CHIESE
La pieve di Santa Maria, originariamente dedicata anche a San Giovanni Battista, risale, nelle sue forme attuali, al XII secolo. E’ la più antica e la principale delle chiese che si trovavano nelle immediate vicinanze di Vico, ed è l’unica ad essere stata costruita all’esterno delle mura, senza l'orientamento canonico con l'ingresso rivolto ad occidente. Infatti la facciata è rivolta verso una delle porte di ingresso del castello, Porta Maccioni, poi divenuta porta della Rocca. La chiesa è nominata per la prima volta nel 934, ma da questo documento si può capire che esisteva già da qualche tempo.
La facciata e l'esterno
La costruzione attuale è del XII sec. ed è un esempio ben conservato di Chiesa romanico-pisana caratterizzato da una pianta basilicale con abside unica. La muratura è realizzata in pietra verrucana e la facciata è spartita in due ordini sovrapposti da una cornice orizzontale. Nella parte superiore, decorata da archetti pensili, si apre una bifora. La parte inferiore, dove si aprono tre portali, è arricchita da semicolonne che reggono arcatelle pensili: queste ultime sono sormontate da oculi e racchiudono rombi scolpiti con motivi geometrici e vegetali. In evidenza, alla sommità della lesena di sinistra, un bassorilievo in pietra, databile all’VIII-X secolo, rappresenta probabilmente un episodio evangelico.
La fiancata meridionale, in cui si apre un unico portalino, ha in alto quattro strette monofore, di cui una decorata con un motivo a tralci di vite con foglie. Sia il fianco che l’alzato della navata centrale hanno archetti pensili che racchiudono pietre scolpite e poggiano su peducci decorati con volti umani, figure di animali e motivi naturalistici eseguiti a rilievo. Da notare una serie di iscrizioni medioevali incise nella parte bassa della muratura che denunciano la presenza in antico di un cimitero intorno alla chiesa. La fiancata settentrionale risulta invece priva di decorazioni in quanto a questa si dovevano appoggiare le strutture del chiostro e della casa del pievano. Al XVIII secolo risalgono i prolungamenti delle navate laterali e il campanile.
L'interno
L’interno è suddiviso in tre navate da dodici colonne granitiche con capitelli di varia foggia: quelli medioevali sono in pietra serena; il primo, il terzo e l’ultimo di sinistra sono in marmo scolpito a foglie d’acanto, gli ultimi due poggianti su colonne marmoree scanalate, e provengono da edifici di epoca romana. Due pilastri definiscono la vasta zona presbiteriale dove si trova l’altare maggiore, ricostruito agli inizi del Novecento riutilizzando antichi rilievi con motivi vegetali e zoomorfi, probabilmente appartenenti alla chiesa altomedievale.
La Deposizione dalla Croce (XIII sec.)
Nell’abside è collocato il maestoso gruppo ligneo della Deposizione, risalente al primo ventennio del Duecento e con evidenti assonanze con l'altra Deposizione presente in Provincia di Pisa, quella di Volterra. Esso costituisce uno dei rari esempi di questa tipologia di sacra rappresentazione, un tempo assai diffusa, l'unico di cui si conserva la quasi totalità delle figure originarie: di restauro sono soltanto le teste degli angeli, alcune parti del San Giovanni e il calice. Sono presenti inoltre tracce dell’antica policromia delle vesti. I personaggi raffigurati sono (da sinistra a destra): la Madonna dolente, Giovanni di Arimatea che raccoglie il corpo del Cristo, il Nicodemo che toglie i chiodi dai piedi e S. Giovanni con in mano il Vangelo. Oltre ad essere uno dei pochi esemplari rimasti è uno tra i più singolari, poiché la figura di Cristo è rappresentata in una maniera inconsueta, fortemente arcuata e nell’atto di cadere, prova che l’artista che realizzò tale opera aveva abbastanza autonomia da distaccarsi da quelli che erano i modelli consueti, cioè il Cristo ancora inchiodato alla Croce, avvicinandosi a modelli più "gotici", con una maggiore attenzione alla linea curva e sinuosa, che va a sostituire la linea retta e la rigidità tipica dell'arte romanica.

Gli affreschi (XIII sec.)
Le massicce pareti in verrucano conservano frammenti di affreschi duecenteschi, recentemente restaurati. Rappresentano scene tratte dal Vangelo, e testimoniano l’usanza di illustrare le Storie Sacre, per farle meglio comprenderle ai fedeli più rozzi ed illetterat (Biblia Pauperum)i. Il ciclo inizia sulla parete della navata destra, dove si riconoscono le scene della Annunciazione, della Visitazione e della Natività; segue, probabilmente, l’episodio con Erode che ordina la strage degli innocenti. Al di sopra delle scene narrative vi sono motivi decorativi a girali e a riquadri alternati a scacchi; al di sotto, decorazioni a finto drappeggio. Sulla controfacciata, a sinistra sono rappresentate due scene sovrapposte: in alto è riconoscibile il Battesimo di Cristo, al di sotto San Giorgio, il drago e la principessa; a destra le tracce recuperate dal restauro non sono leggibili. Sulla parete della navata destra sono state restaurate due scene: una raffigura forse la Cattura di Cristo, l’altra la Pentecoste. L'intero ciclo terminava con la deposizione lignea che poneva fine alla vicenda terrena di Gesù. Il ciclo di affreschi venne coperto di intonaco tra il XVI e il XVII secolo, quando alle pareti furono addossati i grandi altari in pietra serena tuttora esistenti.
Altre opere
Per quanto riguarda altre opere che è possibile trovare nella chiesa, si segnala la statua lignea del San Giovanni Battista, conservata dentro un tabernacolo quattrocentesco posto all’inizio della parete sinistra. La scultura, a cui la testa e le mani sono state pesantemente restaurate nel Seicento, nelle sue parti originali risale alla fine del XIV (o secondo alcuni agli inizi del XV sec.) ed è ascrivibile alla mano di Nino Pisano.
Alle pareti e nella navata centrale sono conservate delle lapidi tombali di varie epoche (XV-XVII sec.).
Il fonte battesimale, realizzato nel XV-XVI secolo, reca sul bordo un rilievo raffigurante il Battesimo di Cristo, attribuito ad un artista fiorentino attivo a Pisa nella seconda metà del Quattrocento.
Di particolare rilievo sono due acquasantiere: la prima è collocata a destra della porta d’ingresso ed è composta da un capitello romano in stile corinzio che regge una vasca marmorea ricavata da un cippo etrusco; la seconda, posta vicino al portalino laterale, è a forma di urnetta rettangolare ed è decorata a rilievo con motivo a rosette; risale al XIII secolo e proviene dalla chiesa di San Iacopo di Lupeta.
CHIESA DI SAN JACOPO IN LUPETA
La splendida chiesa di San Iacopo sorge nella omonima vallata a circa 1 Km da Vicopisano. Fu costruita in epoca longobarda e fu in origine dedicata a San Mamiliano, come ancora ricorda l’iscrizione iscritta sull'architrave del portale principale. La dedicazione a tale santo è assai particolare, in quanto il suo culto era diffuso soprattutto nella zona dell'Arcipelago Toscano e nell'Alto Lazio, mentre nella nostra zona era del tutto assente. Documentata già nell'VIII sec. era annessa ad un complesso monastico; mentre dal XII secolo è citata come prioria, nel Trecento risultava essere in mano agli Eremitani Agostiniani. Intitolata a San Iacopo nella prima metà del Quattrocento, poco tempo dopo cominciò a decadere a causa delle continue scorrerie e della situazione insicura della zona, causate dalle guerre tra Pisa e Firenze; agli inizi del Cinquecento passò in possesso ai Canonici di Pescia. Nel corso dell’ottocento i resti dell’antico monastero vennero trasformati in una grande casa colonica, poi villa residenziale di proprietà privata.
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L'esterno
La chiesa ha pianta a tau (T) e muratura in conci di calcare cavernoso e verrucano. La facciata a capanna è spartita da una cornice orizzontale: nella parte inferiore il portale è incorniciato da lesene, una delle quali contenente una testa di animale cornuto a rilievo, ed è sovrastato da un ricco architrave decorato a spirali e foglie linguate appartenente con tutta probabilità alla chiesa più antica; in quella superiore si apre una bifora, con ghiera e colonnina marmoree, contornata da vari elementi decorativi, tra i quali spiccano una tarsia a forma di fiore, un bassorilievo ed una pietra scolpita a rilievo figurato, risalente all’VIII-IX secolo, e raffigurante una scena biblica. Attaccato al braccio sinistro del transetto si appoggia il massiccio campanile, simile nella struttura ad una torre difensiva. Il campanile fu abbassato di altezza a seguito di una mina fatta esplodere dai soldati tedeschi in ritirata, nel 1944.
L'interno
L’interno, a navata unica e privo di abside, è mosso soltanto dai due corti bracci del transetto, collegati da archi a tutto sesto i cui pilastri hanno capitelli riccamente decorati con motivi vegetali e animali. Nel braccio destro sono conservati affreschi trecenteschi, staccati e ricomposti su tavola, raffiguranti alcuni santi; da destra verso sinistra si riconoscono: un Santo Vescovo, forse San Mamiliano, San Giovanni Battista e un frammento di un probabile San Girolamo. Lungo la parete destra sono state raccolte pietre scolpite rinvenute durante i restauri della chiesa: particolarmente significative sono una mensola con motivo a rilievo rappresentante la Dextera Domini (X secolo) e una lastra figurata con una scena simbolica di difficile interpretazione, che secondo alcuni studiosi allude alla Passione di Cristo (IX-X secolo).
LA FESTA DI S. JACOPO
Ogni anno a Vicopisano in occasione della giornata dedicata a S. Giacono o Jacopo (25 luglio) viene celebrata una festa religiosa e popolare, organizzata dalla Parrocchia e da alcune associazioni di volontariato.
La celebrazione che ha carattere sacro si sviluppa generalmente su due giornate durante le quali si tengono funzioni religiose e festeggiamenti popolari. La festa si conclude il secondo giorno con una processione religiosa notturna che va dalla Pieve di S. Maria alla Pieve di S. Jacopo, dove i fedeli partecipano alla Messa e dove di solito si tiene un concerto di musica classica.
La festa di S. Jacopo, nonostante il carattere religioso, offre suggestive atmosfere al visitatore. In particolar modo il concerto finale presso la bellissima chiesa romanica di S. Jacopo risulta particolarmente interessante, gradevole e suggestivo ed anche la cena sul prato antistante "Il Bottehino" non manca mai di riscuotere successo e di riunire allo stesso tavolo le due anime della festa, quella religiosa e quella laica.
CHIESA DI SANT'ANDREA
Ritornati sulla via Butese si risale al monte Pisano all’altezza di Sant’Andrea in Nocciola, dove è situata l’omonima chiesa monastica costruita tra X e XI secolo e documentata nel XII secolo come cenobio femminile, con una badessa e dieci monache e quattro servi.
Oggi l’edificio è inserito in una proprietà privata e la chiesa è sconsacrata. La chiesa ha pianta a croce latina absidata.
La facciata è a capanna con porta alta e stretta, conclusa da massiccio architrave poggiante su due abachi riccamente scolpiti a rilievo. Al di sopra sono inserite nella muratura a conci di verrucano quattro mensole che riproducono una testa di toro, una di ariete, una di leone e una di uomo. In alto si apre una trifora, priva delle colonnine. Sia il fianco sud che l’abside presentano elementi decorativi scolpiti.
I rilievi scultorei trovano confronto con altri della chiesa di Ripoli e soprattutto con la chiesa di S. Maria di Mirteto, motivo questo che ne anticiperebbe la costruzione alla fine del X, inizi del XI.
L’interno è completamente spoglio, ma fino ai restauri degli anni '70 conservava un affresco di Annibale Marianini, ttualmente conservato nei depositi della Sprintendenza.
CHIESA SANTA MARIA DEI DOLORI
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La piccola chiesa di Maria Addolorata o, come è popolarmente conosciuta, della Via Crucis è una delle chiese di più recente costruzione nel territorio vicarese, ma risulta assai interessante per le caratteristiche architettoniche ed anche per la sua posizione.
Sorge infatti sulla sommità del colle Mirra, alla quale si giunge percorrendo a piedi l’erta salita scandita dalle 14 stazioni della Passione, (la Via Crucis appunto) recentemente restaurate.
L’edificio, lascito alla Comunità di Vicopisano della famiglia Gattai nella persona di Francesco, fu costruito nel 1720, che oltre alla chiesa lasciò anche una eredità (la Pia Eredità Gattai) che doveva fornire di dote le ragazza più povere del paese. Lo stemma del donatore si trova sul timpano triangolare della facciata, che è anticipata da un portico con tre archi a tutto sesto sorretto da colonne doriche. L’interno, ad una navata con volta a botte, conserva soltanto l’altare in pietra serena, una pregevole coppia di confessionali, che hanno costituito il modello per altri nella zona, l’acquasantiera e la lapide della sepoltura di Francesco Gattai. Tutta la costruzione risulta essere l'esito di una felice applicazione dei canoni settecenteschi, mediati da un razionale impianto geometrico di stampo rinascimentale. Assai pregevole è la posizione, sulla sommità del colle da cui si gode una bellissima vista su Vicopisano e la pianura circostante.
Festa della Via Crucis
La domenica precedente alla Domenica delle Palme in Vicopisano si svolge la tradizionale Via Cucis, generalmente in orario pomeridiano o notturno. La processione si inerpica dalla base del Monte Mirra sino alla cima dove si svolge una funzione religiosa nella Chiesa, sostando alle 14 stazioni, identificate da dei tabernacoli settecenteschi con tracce di pitture. L’ambientazione della manifestazione religiosa risulta particolarmente suggestiva per l’atmosfera di devozione popolare e in virtù della dislocazione della via Crucis e della chiesa di Santa Maria Addolorata, nonchè della numerosa partecipazione di persone da tutti i paesi circostanti.
SANTA GIULIA A CAPRONA
In posizione leggermente periferica, nell’immediata campagna che circonda il paese, è posta la pieve di Santa Giulia. Ricordata con sicurezza dal 1096, le strutture architettoniche testimoniano che la chiesa fu però costruita intorno al IX-X secolo, sebbene in dimensioni più piccole rispetto all’attuale.
Intorno al XII secolo la chiesa fu oggetto di lavori d’ampliamento, che si concretizzarono tra l’altro nell’erezione della navata sinistra (poi distrutta nel Cinquecento e adibita a cimitero), nell’intento – presto abbandonato – di trasformarla in un tempio a tre navate, ma quella destra non fu mai edificata.
Danneggiata dai fiorentini nel 1433, la chiesa fu abbandonata e ripristinata nel 1597: a quella data, la navata sinistra era stata adibita a cimitero. Successivamente più volte ristrutturata dai Bracci Cambini che vi esercitavano il patronato come dimostrava lo stemma sulla facciata (tolto durante il restauro).
La chiesa fu poi radicalmente restaurata negli anni settanta del secolo scorso, ripristinando l'aspetto medievale. In quell'occasione sono state rinvenute le traccie di una chiesa più antica, i cui resti (abside e altare) sono visibili sotto l'attuale altare maggiore.
L’esterno è in arenaria (bianca) e verrucano (giallastro), con facciata a capanna. Lungo le pareti presenta teorie di archetti sostenuti da mensole decorate da motivi animali e vegetali. Sulla destra è situato il campanile, la cui parte inferiore risale al XII secolo.
L'interno, a croce latina con navata absidata, conserva lungo la parete sinistra vi è una archeggiatura tamponata pertinente all’antica navatella, con decorazioni pittoriche di probabile redazione ottocentesca.
Qui vi è anche un grande fonte battesimale ottagonale in pietra del XII secolo. Nel braccio sinistro del transetto sono posti un organo eseguito dal lucchese Domenico Cacioli nel 1738, ed un tabernacolo settecentesco.
L’altar maggiore, moderno, conserva una mensa datata 1152. I capitelli sulle colonne sono databili dal X al XIII secolo. Sulla parete destra è collocato il busto marmoreo ottocentesco del pievano Morosi.
LA VERRUCA
Nella parte terminale Est del Monte Pisano si erge la cima della Verruca coronata dalle maestose rovine dell’antica fortezza, guardiana dei passi montani e della pianura pisana. Posizionata in maniera da dominare tutta la pianura circostante, le colline ed il mare ci offre ancora oggi una visione di insieme di rara bellezza.
Fondamentale punto strategico della Repubblica Pisana ha da sempre rivestito un ruolo di primaria importanza, contesa tra pisani e fiorentini che ben conoscevano l’importante funzione di vedetta di questa Rocca. Dalla Verruca è infatti possibile una triangolazione visiva tra Pisa e il castello di Vicopisano a sua volta collegato con il castello di Buti e tutto il Lungomonte pisano, altrimenti coperti alla vista di Pisa.
Collocata su una scogliera di macigni di verrucano, posti quasi verticalmente rispetto al suolo, a formare la base naturale della fortezza ed al tempo stesso un elemento costitutivo della stessa, la Verruca, che spicca su tutti gli altri monti vicini a Pisa è oggetto da sempre di credenze e leggende, generate sicuramente dalla suggestione che questo luogo suscita nell’osservatore.